Le Opzioni
Cosa sono le Opzioni Le opzioni sono dei contratti che conferiscono al compratore il diritto, ma non l'obbligo, di comperare (opzione Call) oppure di vendere (opzione Put) una data quantità di attività finanziarie che prende il nome di "sottostante" ad un determinato prezzo. Tale operazione di acquisto o di vendita deve avvenire ad una data predeterminata (opzione di tipo europeo) oppure in qualunque momento, ma sempre entro una data predeterminata (opzione di tipo americano). La loro nascita risale al 1973, negli Stati Uniti d'America, quando vennero trattate per la prima volta su un mercato ufficiale. Tuttavia, c'è chi le fa risalire addirittura ai tempi dell'antica Grecia. Pare, infatti, che Talete avesse ipotizzato una correlazione astrologica tra l'andamento del raccolto delle olive e gli astri e che avesse sfruttato questa informazione per acquistare dagli agricoltori locali il diritto di utilizzare il raccolto nella stagione successiva. La esattezza delle sue previsioni gli permise così di esercitare successivamente tale diritto, rivendendo poi il prodotto ad altri agricoltori e lucrando, così, la differenza. In Italia, le opzioni sono trattate sul mercato IDEM dei derivati, gestito da Borsa Italiana S.p.A.. Vediamo brevemente quali sono le caratteristiche principali di questi nuovi strumenti finanziari.
Il primo elemento da prendere in considerazione per capire come funziona un'opzione è lo strike, o base o prezzo di esercizio. Si tratta del prezzo al quale l'acquirente può esercitare il diritto di comprare o vendere, a seconda se si tratta di opzione call o put. Per esempio, se acquistiamo una opzione call di tipo europeo sul titolo Generali con strike 31 euro, abbiamo il diritto di comprare, alla scadenza, il quantitativo indicato di azioni Generali al prezzo di 31 euro per azione. Chiaramente, eserciteremo tale diritto se il valore dell'azione Generali a tale data sarà superiore ai 31 euro (strike price); in caso contrario abbandoneremo l'opzione.
Il secondo elemento da approfondire è il cosiddetto premio. Il premio non è altro che il prezzo pagato dal compratore dell'opzione per ottenere il diritto che essa incorpora. Esso dipende da vari fattori che analizzeremo in seguito.
Il terzo elemento da analizzare per comprendere il funzionamento di questi strumenti è la scadenza. Ogni opzione ha una data di scadenza alla quale (o entro la quale in caso di opzione americana) dovrà essere esercitata, pena la totale perdita del valore che incorpora. L'esercizio dell'opzione comporta la trasformazione di essa in una quantità determinata di prodotto sottostante. Per le opzioni negoziate sul mercato italiano, la scadenza può essere mensile o trimestrale. La scadenza delle opzioni è generalmente il terzo venerdì del mese.
Il valore delle opzioni Il premio che il compratore di un'opzione paga al venditore è composto di due elementi: il valore intrinseco e il valore temporale. Il valore intrinseco è di facile calcolo: basta effettuare la differenza tra il prezzo del sottostante in quel determinato momento e lo strike price. Le opzioni con un valore intrinseco positivo si dicono anche in the money; quelle con un valore intrinseco negativo out of the money e, infine, quelle con valore intrinseco pari a zero at the money. Al valore intrinseco di un'opzione si aggiunge il valore temporale. Esso rappresenta il valore che l'acquirente investitore è disposto a pagare in aggiunta al valore intrinseco, nella speranza che il sottostante si muova nella direzione scelta entro la data di scadenza. E' perciò evidente che tale valore temporale diminuirà man mano che si avvicinerà la scadenza. Il lotto minimo di negoziazione stabilisce quante unità di sottostante sono controllate da ciascuna opzione. Si tratta, dunque, di un moltiplicatore che misura la portata del contratto di opzione. Ad esempio, un lotto minimo di 100 su un azione X significa che un'opzione controlla 100 azioni X sottostanti. Per calcolare il prezzo dell'opzione occorre moltiplicare il premio per il lotto minimo.
Il prezzo delle opzioni Il prezzo che si forma sul mercato delle opzioni dipende dalla domanda e dall'offerta e può essere influenzato dai seguenti fattori: il valore del sottostante; lo strike price; la volatilità; la scadenza; i tassi di interesse; i dividendi; fattori di mercato. Il valore del sottostante influenza il prezzo dell'opzione in senso positivo se si tratta di una call; in senso negativo se si tratta di una put. Il valore intrinseco dell'opzione call, quindi, aumenta all'aumentare del sottostante; quello dell'opzione put diminuisce all'aumentare del sottostante. Lo strike price, in base alla relazione con il valore del sottostante, determina lo stato di opzione in, at o out of the money. La volatilità influenza il prezzo delle opzioni, in quanto dipendenti dalle fluttuazioni del valore del sottostante. Essa coinvolge il valore temporale del derivato. Il valore delle opzioni call e put è tanto più elevato quanto maggiore risulta la volatilità del sottostante perché in caso di volatilità più elevata maggiore è la probabilità che l'opzione scada in the money. La scadenza influisce sul prezzo dell'opzione in senso proporzionale. Man mano che si avvicina la scadenza del titolo, infatti, il valore temporale si riduce fino ad azzerarsi in prossimità del giorno di scadenza. E' evidente che tale funzione è diversa a seconda che l'opzione sia in the money, at the money oppure out of the money. L'opzione out of the money è quella che maggiormente risente di una diminuzione di valore al passar del tempo a causa della maggiore componente temporale. Come è noto, i tassi di interesse hanno normalmente una influenza sul prezzo delle azioni. Conseguentemente, la variazione dei tassi influisce anche sul prezzo delle opzioni secondo la relazione seguente: all'aumentare dei tassi corrisponde l'aumento del valore delle opzioni call e la diminuzione del valore delle put. La politica dei dividendi delle società, infine, impatta sul prezzo delle azioni (e quindi sulle relative opzioni) in misura più o meno rilevante a seconda dell'entità dei dividendi staccati che riducono il valore del sottostante. In aggiunta agli elementi sopraelencati, esiste, poi, tutta una serie di fattori che possono influenzare il prezzo delle opzioni. Tali fattori non sono sempre individuabili e quantificabili in quanto risiedono nelle aspettative di mercato circa la volatilità futura dei titoli sottostanti e nel "sentiment" generico degli investitori.
Come varia il prezzo di un'opzione al variare del sottostante? Il prezzo di un'opzione al variare del sottostante viene espresso da un rapporto che prende il nome di delta. Esso si calcola facilmente mediante questa formula: Po / Ps
Ad esempio, un rapporto delta pari a 1 sta a significare che il premio varia in misura uguale al 100% rispetto alla variazione fatta registrare dal sottostante. Un rapporto pari a 0,30 significa che il premio varia in misura pari al 30%, e così via. Le opzioni call hanno un rapporto di proporzionalità diretta col valore del sottostante, ossia, ad una variazione positiva del sottostante corrisponde una variazione proporzionale e positiva del premio. Le opzioni put, invece, presentano una relazione di proporzionalità inversa, cioè, ad una variazione positiva del sottostante corrisponde una variazione proporzionalmente negativa del premio. Il valore delta non è sempre uguale durante il corso della vita dell'opzione, ma variabile. A volte è opportuno calcolare, oltre al delta, il gamma. Il valore gamma di un'opzione può essere definito come la variazione intervenuta nel delta a seguito della variazione unitaria del titolo sottostante. Il valore del gamma è sempre più sensibile man mano che ci si avvicina alla scadenza. Abbiamo detto precedentemente che il passare del tempo influenza il valore del premio. Tale effetto sul prezzo dell'opzione è espresso dal cosiddetto fattore theta. Esso esprime, infatti, la perdita di valore del derivato ogni giorno che passa. Anche per il theta vale la tesi che afferma la sua variabilità non costante, ma differente in funzione del trascorrere del tempo. Nel caso in cui l'opzione è in the money, essendoci una componente intrinseca ed una temporale, il theta rappresenta il deprezzamento di quest'ultima. Alla scadenza l'opzione avrà comunque un valore intrinseco. Nel caso di quotazioni at the money e out of the money, il theta, alla scadenza, sarà pari a zero. Il tempo avrà perciò limato pian piano tutto il valore temporale dell'opzione per aumentare di intensità proprio negli ultimi giorni di vita del titolo. Infine, qualche cenno all'indice vega, che esprime la reattività dell'opzione alla volatilità del sottostante. Esso influenza il solo valore temporale in misura variabile man mano che ci si avvicina alla scadenza.
Sul sito di Borsa Italiana S.p.A. è disponibile il nuovo Option Pricer, un ottimo software per il calcolo del valore teorico delle opzioni. E' sufficiente registrarsi gratuitamente a Borsa Italiana per accedere a questo tool e calcolare: - il prezzo teorico di un'opzione quotata sul mercato IDEM; - le greche (delta, gamma, theta, vega e rho); - la stima dei margini richiesti per l'apertura di una posizione.
Vantaggi dell'operatività in opzioni Uno dei principali vantaggi dell'operare in opzioni invece che sui titoli sottostanti è la minore somma di denaro occorrente per controllare una certa quantità di titoli. L'opzione, infatti, si concretizza col pagamento del solo premio e comporta, quindi, un esborso di denaro notevolmente inferiore rispetto alla somma necessaria per comperare i titoli equivalenti. Un altro vantaggio è rappresentato dalla certezza della perdita massima per l'investitore. Detta perdita, in effetti, non potrà mai eccedere il premio pagato per acquistare l'opzione. Per esempio, un investitore che acquista un'opzione call può appropriarsi del rialzo del titolo sottostante sopportando un costo di gran lunga inferiore e limitando, in caso di ribasso del titolo, la perdita al premio pagato. Inoltre, in caso di mercato contrario alle aspettative, potrà sempre vendere l'opzione prima della scadenza, realizzando il residuo e limitando la perdita. Anche l'acquisto di una opzione put permette di limitare il rischio massimo di perdita al premio pagato. In caso di mercato toro, infatti, la nostra opzione perderà di valore fino ad azzerarsi, ma non potrà avere effetti negativi ulteriori sul nostro investimento. In caso di mercato orso, invece, la nostra put si apprezzerà di valore, permettendoci di guadagnare in proporzione all'entità del ribasso, cosa non possibile operando direttamente sui titoli, a meno di non optare per operazioni short. Le opzioni vengono molto usate dai trader e dagli investitori anche per operazioni di copertura. Per esempio, se posseggo un certo quantitativo di azioni Fiat e voglio assicurare il rischio di una discesa delle quotazioni limitando la perdita ad un determinato ammontare, "copro" la posizione rialzista sui titoli comperando una o più opzioni put. In questo modo, se il titolo Fiat dovesse scendere, la perdita potenziale sui titoli verrebbe compensata dall'utile derivante dall'apprezzamento della opzione put. L'operatività in opzioni permette anche di generare guadagni nel caso in cui il mercato si muova vigorosamente al rialzo o al ribasso, senza sapere a priori quale direzione prenderà. In questo caso, l'operatore aprirà contemporaneamente una posizione su opzioni put e call, scommettendo sulla partenza del mercato al rialzo o al ribasso. Il premio pagato verrà perduto in caso di lateralità del sottostante (c.d. straddle).
Come tutti gli strumenti derivati, le opzioni sono prodotti ad alta concentrazione di rischio se utilizzati esclusivamente in forma speculativa.
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