Mercato ForEx

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Approfondimenti

 

Cos'è il mercato ForEx (Foreign Exchange)?

Sorto nei primi anni settanta in seguito all'apparizione di cambi fluttuanti tra valute (prima di questa data gli accordi di Bretton Woods vietavano la speculazione sui mercati valutari), il mercato ForEx è senza dubbio il più grande mercato al mondo in quanto a valore degli scambi. Si stima, infatti, che tra banche centrali, istituzioni bancarie internazionali, speculatori valutari, imprese multinazionali e piccoli speculatori retail, in media ogni giorno vengano scambiati sul ForEx oltre 1.900 miliardi di dollari. Caratteristiche specifiche di questo enorme mercato sono, oltre al volume degli scambi, la sua estrema liquidità, il decentramento in tutto il pianeta, la varietà e il numero degli operatori e la durata degli scambi 24 ore su 24 tutti i giorni ad eccezione dei week end. Il ForEx è un mercato OTC (Over The Counter) in quanto gli scambi avvengono liberamente fra i contraenti e non all'interno di un mercato regolamentato. Non esistono, per lo stesso motivo, prezzi ufficiali ma i valori vengono comunicati in tempo reale a tutti gli operatori dei circuiti telematici internazionali che li diffondono istantaneamente in tutto il mondo (Reuters, Bloomberg, ecc.). La grande liquidità del mercato ForEx fa sì che nessun operatore, a volte neanche una banca centrale, possa "muovere" il mercato in una determinata direzione, né possa utilizzare informazioni esclusive e riservate. Le notizie che riguardano i singoli Paesi e i dati macro-economici internazionali diventano pubblici nel medesimo istante per tutti gli operatori. E' quindi impossibile che si verifichino fenomeni di "insider trading" o manipolazioni delle quotazioni da parte di un singolo operatore, come invece può accadere sui mercati azionari. Il valore di una valuta è espressione della situazione economica di un Paese, espressa da quelli che in gergo vengono definiti i fondamentali: tassi di interesse, PIL, livello di inflazione, deficit commerciale, ecc.

La piazza londinese è da sempre il principale centro finanziario e punto di riferimento globale per il mercato ForEx, tanto che molte banche internazionali (soprattutto europee ed americane) hanno stabilito nella City il loro quartier generale.

 

Il Trading Spot sul ForEx

Il trading spot sul mercato ForEx è un servizio offerto oggi da molti brokers e istituti bancari anche a mezzo di piattaforme online su internet. E' infatti possibile, oggigiorno, comperare o vendere una valuta in riferimento ad un'altra con un semplice click del mouse, operando in tempo reale, 24 ore su 24,  su tutte le piazze del mondo. Il regolamento dell'operazione avviene solitamente al termine della giornata di contrattazione e la liquidazione il secondo giorno lavorativo successivo.

Col trading spot sul ForEx è possibile quindi acquistare o vendere una valuta in termini di un'altra. Per esempio, se il valore del cambio EUR/USD è uguale a 1,4100, per acquistare un Euro occorrono 1,41 Dollari Usa. Immettendo un ordine Long (cioè rialzista) su questo cross valutario, quindi, si acquisteranno Euro e venderanno contestualmente Dollari Usa, ovvero si aprirà una posizione creditoria in Euro a fronte di una posizione debitoria in Dollari. Viceversa, immettendo un ordine Short (cioè ribassista), si aprirà una posizione debitoria in Euro a fronte di una creditoria in Dollari. In ciascuno dei casi, si guadagnerà nel caso la valuta acquistata si apprezzi rispetto a quella venduta. Si perderà nel caso contrario in cui la valuta acquistata si deprezzi nei confronti della valuta ceduta. Nel mercato ForEx, quindi, non è possibile acquistare o vendere semplicemente una valuta, ma ogni operazione comporta obbligatoriamente la tenuta di due posizioni: una a favore della valuta acquistata e l'altra contro la valuta di riferimento.

Essendo poi i tassi di riferimento delle due valute differenti, al termine della giornata di contrattazione, nel caso di operatività overnight, si beneficerà degli interessi maturati sulla valuta posseduta e si pagheranno quelli sulla valuta nella quale si è indebitati. L'operazione avviene intorno alle ore 23:00 per opera dell'intermediario, chiudendo temporaneamente la posizione e riaprendola subito dopo ad un valore che tenga conto degli interessi maturati sulle valute che compongono il cross (roll-over).

 

Unità di misura delle quotazioni

L'unità di misura delle quotazioni sul mercato delle valute è il "pip", equivalente ad un decimillesimo del cambio. 100 pips equivalgono ad una "figura". Per fare un esempio, prendiamo in considerazione il cross EUR/USD: se il valore dell'EUR/USD da 1,4365 passa a 1,4366 diremo che si è apprezzato di un pip. Se, invece, da 1,4365 diventa 1,4465, diremo che il cross ha guadagnato una figura. Nelle piattaforme di trading online i pips vengono solitamente evidenziati in grassetto o con caratteri più grandi in modo da rendere più agevole la lettura del cambio da parte dell'operatore.

 

Modalità di inoltro e di esecuzione degli ordini

Per entrare su di un cross è necessario piazzare un ordine cosiddetto di "entry", ossia di entrata. Alla sua esecuzione la posizione viene aperta (open) e da quel momento comincia a generare utili o perdite. Ciascuna posizione (se ne possono aprire molte contemporaneamente) può essere long (se si compra la valuta di base, ossia la prima del cross) oppure short (se si vende la valuta di base). La chiusura della posizione avverrà attraverso l'inoltro di un ordine contrario al precedente (exit).

Nel mercato ForEx esistono 3 tipologie di ordini: a mercato, stop e limit. Piazzare un ordine a mercato significa comperare la prima valuta al prezzo corrente in quel momento (ask) oppure venderla al prezzo bid. E' evidente che detto ordine troverà immediata esecuzione. Inserire uno stop order, invece, significa aprire una posizione soltanto se il cross prescelto si muoverà nella direzione sperata raggiungendo il livello di stop da noi fissato. Per esempio, se l' EUR/USD quota 1,3000 e noi piazziamo l'ordine a 1,3100, questo verrà eseguito solo se il cambio si muoverà al rialzo e raggiungerà 1,3100. Nel caso in cui detta condizione non si verifichi, l'ordine non verrà eseguito. Questo tipo di ordini viene utilizzato dai traders in momenti di mercato fortemente direzionale, per sfruttare il trend. Lo stop order si può utilizzare anche per coprire una posizione aperta e proteggerla da oscillazioni che vanno contro la direzione del nostro trade. Se si è LONG, bisogna impostare una vendita se il prezzo Lettera (ask) risulterà uguale ad un prezzo inferiore a quello attuale; se si è SHORT, bisogna impostare un acquisto se il prezzo Denaro (bid) risulterà uguale ad un prezzo superiore al prezzo attuale. Esempio: sono Long di EURUSD comprato a 1,3800 e il prezzo attuale è Bid=1,3855/Ask=1,3858. Per proteggermi da discese sotto il prezzo di 1,3840 devo impostare una vendita così: se Ask=1,3840 vendo EURUSD. La piattaforma venderà a mercato il cross se il prezzo Lettera (Ask) scenderà sotto 1,3840 chiudendo la posizione in gain. Allo stesso modo, se sono Short di EURUSD a 1,3800 e il prezzo attuale è Bid=1,3730/Ask=1,3733, per proteggermi da salite sopra il prezzo di 1,3780 occorre impostare un acquisto così: se Bid=1,3780 compro EURUSD. La piattaforma comprerà a mercato il cross se il prezzo Denaro (Bid) salirà sopra 1,3780 chiudendo la posizione in gain.

Infine, abbiamo il limit order, finalizzato a comperare al di sotto del prezzo corrente oppure a vendere al di sopra del prezzo corrente. Per esempio, se l' EUR/USD quota 1,3000 e noi piazziamo l'ordine di acquisto a 1,2990, questo sarà eseguito solo se il cross scenderà a tale livello. Se però detto evento non si verificherà, la nostra posizione non verrà mai aperta e perderemo l'opportunità di rialzo sperata. Questo tipo di ordini viene utilizzato dal trader se pensa che il cross prescelto rimarrà in range prima di muoversi nella direzione sperata, permettendogli di acquistare ad un prezzo leggermente inferiore.

 

L'operatività in leva

Una delle caratteristiche del trading spot sul ForEx è quella di poter operare in marginazione o leva, vale a dire impiegando solo una parte del capitale necessario ad effettuare la transazione. In alcuni casi si può arrivare ad utilizzare leve molto alte (1:200), il che rende l'operazione altamente speculativa e rischiosa. Facciamo un esempio: se acquisto 10.000 EUR/USD a 1,4100 non utilizzando leva, ho bisogno dell'intero importo (10.000 €) per effettuare l'operazione. La stessa transazione, per es., la si può effettuare in leva 50, utilizzando quindi solo il 2% del capitale complessivo, vale a dire 10.000/50 = 200 Euro! Questa somma andrà a rappresentare una sorta di margine di garanzia posto a tutela del buon fine dell'operazione

Se il cross EUR/USD dovesse apprezzarsi/deprezzarsi dell'1%, avremmo guadagnato/perduto 100 Euro che rappresentano appunto l'1% del capitale di riferimento (10.000 Euro), e ben il 50% del capitale da noi impiegato (200 Euro). Si comprende bene, perciò, che operare in marginazione comporta un grado di rischio molto elevato. Inoltre, scegliendo l'operatività in marginazione o leva, l'intermediario immette automaticamente un ordine di stop loss nel caso il margine dovesse scendere al di sotto di una soglia predeterminata contrattualmente o esaurirsi.

 

In quale valuta vengono conteggiati gli utili e le perdite?

Coinvolgendo sempre due valute, gli utili e/o le perdite di ciascuna operazione vengono conteggiati nella valuta posta al denominatore del cross (la c.d. seconda valuta). Per esempio, se operiamo sul cross GBP/JPY gli utili o le perdite saranno contabilizzati in Yen giapponesi fino alla chiusura della giornata di contrattazione (ore 23:00 italiane) e successivamente accreditati/addebitati in Euro sul conto corrente dell'investitore in base al valore del cambio contro euro fatto registrare a quell'ora. Ne deriva che un utile/perdita ottenuto alle ore 18:00 in Yen giapponesi può modificarsi per effetto della fluttuazione dello Yen nei confronti dell'euro fino alle ore 23:00, orario in cui avverrà la conversione in moneta nazionale.

 

Commissioni

Il mercato ForEx non prevede l'applicazione di commissioni da parte degli intermediari, a differenza di quanto accade invece nei mercati di borsa regolamentati. Gli intermediari guadagnano in funzione degli spread tra prezzi denaro e lettera. Gli spread variano a seconda del cross valutario prescelto. Inoltre, alcuni intermediari sono soliti maggiorare il tasso di finanziamento della valuta corta di uno spread variabile in funzione dell'importo dell'operazione, cosicché l'investitore paghi una sorta di interesse per il finanziamento ricevuto a seguito dell'operazione in leva. In tal caso il carry trade a favore sarà limato (e quello a sfavore sarà aggravato) dall'importo di questo spread che si tradurrà in una vera e propria commissione per l'investitore.

 

Tassazione dei proventi del ForEx in Italia

I proventi ottenuti con il trading sui mercati valutari sono tassati in Italia solo se la valuta viene mantenuta in portafoglio per più di 7 giorni lavorativi e se l'ammontare della transazione supera i 51.645,69 euro (100 milioni di vecchie Lire). Per ovviare a ciò, gli operatori sono soliti non chiedere il delivery fisico delle valute, ma preferiscono chiudere e riaprire le posizioni ogni giorno, in maniera da non far scattare l'obbligo di Legge. In caso contrario, ricorrendo le condizioni di Legge a seguito del delivery fisico delle valute, le plusvalenze realizzate dovranno essere dichiarate in sede di compilazione del modello Unico di dichiarazione dei redditi, indicando come base imponibile la differenza tra il corrispettivo della cessione ed il costo della valuta, rappresentato dal cambio storico calcolato sulla base del criterio "LIFO". Agli effetti dell'applicazione del criterio LIFO si considerano cedute per prime le valute acquisite in data più recente. Qualora non sia possibile determinare il costo per mancanza di documentazione, si deve far riferimento al minore dei cambi mensili determinati con decreto del Ministero delle Finanze nel periodo d'imposta in cui la plusvalenza è stata conseguita.

 

In data 6 Luglio 2010 l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la risoluzione n. 67/E con la quale risponde all'interpello effettuato da un non ben individuato contribuente che ha chiesto se la tassazione delle plusvalenze derivanti dai contratti spot e rolling spot sul Forex sia da applicarsi oppure no. Ovviamente l'Agenzia delle Entrate si è espressa a favore della applicazione dell'art. 67 comma 1 del TUIR lettera c-quinquies intendendo applicare anche ai contratti spot e rolling spot Forex la norma che prevede la tassazione al 12,50% delle plusvalenze (Capital Gain), ma lo ha fatto in modo del tutto approssimativo e, secondo noi, illegittimo e incostituzionale, in quanto ha negato il diritto di compensazione delle minusvalenze generate da dette operazioni, sia tra cross valutari diversi nello stesso giorno, sia tra lo stesso cross ma in giorni diversi.
In buona sostanza, l'Agenzia delle Entrate ha detto che deve effettuarsi un prelievo del 12,5% sulle differenze positive originate da operazioni sul ForEx di tipo Spot e Rolling Spot al termine della giornata e che le differenze negative (minusvalenze) a fine giornata sono interamente indeducibili (quindi perdute) per il contribuente.
Chiariamo il tutto con un esempio:
Se apriamo una posizione LONG su EURUSD a 1,3200 per 100.000 EUR di controvalore con marginazione al 2%, cioè versando a garanzia 2.000 Euro, al termine della giornata può accadere che:
1) il cross sia salito (ad esempio a 1,3300) originando una plusvalenza di 1.000 USD che viene tassata per 125,00 USD (circa 100 Euro) indipendentemente dalla chiusura della posizione, quindi anche in caso la si porti overnight;
2) il cross sia sceso (ad esempio a 1,3100) originando una minusvalenza di 1.000 USD che viene perduta dal contribuente il giorno dopo, anche in caso di riporto della posizione overnight. Ciò a causa del roll-over effettuato dal broker a fine giornata che determina un nuovo prezzo di carico (appunto 1,3100) che fa perdere interamente la minusvalenza all'utente.
Se ipotizziamo poi che il giorno seguente il cross ritorni alla posizione iniziale di 1,3200, la nostra posizione (in entrambe le ipotesi) avrà determinato il pagamento di 125 USD di tasse (capital gain) senza che si sia conseguito alcun guadagno! Questo perché nella prima ipotesi sarà tassato il rialzo da 1,3200 a 1,3300 e nella seconda ipotesi sarà tassato il rialzo da 1,3100 a 1,3200 per effetto del nuovo prezzo di carico determinato dal roll-over e dalla perdita della minusvalenza.
Ma non è tutto: se il contribuente intende tenere la posizione per un periodo più lungo, tutte le variazioni positive giornaliere saranno tassate e tutte le negative saranno perdute. Ciò potrebbe determinare, a seconda della volatilità del cross, una imposta da pagare SUPERIORE al capitale iniziale impiegato per l'operazione!!! Per esempio, se in un mese il cross avrà fatto registrare rialzi per un totale di 15 figure e ribassi per altrettante 15 figure il cliente pagherà come se la sua posizione avesse generato un profitto di 15 figure, vale a dire il 12,5% su 15 figure corrispondenti a 1875 EUR su un capitale investito di 2000 EUR. Il rischio di perdere tutto il capitale depositato a garanzia diventa certezza se si lascia la posizione aperta quanto maggiore risulta la volatilità del cross valutario.
A niente servirebbe arbitraggiare la posizione incrociando altri cross, in quanto le relative minus, ancorché generate nella stessa giornata di contrattazione, non sarebbero deducibili: si pagherebbe sulle plusvalenze e si perderebbero istantaneamente tutte le minusvalenze.

Riteniamo palesemente errata l'interpretazione che è stata data dall'Agenzia delle Entrate, non tanto per l'introduzione della tassazione della plusvalenza in sè, ma per la indeducibilità delle minus, in considerazione del fatto che la motivazione addotta dall'Agenzia delle Entrate per la non deducibilità delle minusvalenze non trova alcun riscontro normativo e del tutto errato è il riferimento all'art. 68 comma 9 TUIR richiamato dalla Agenzia delle Entrate a supporto del proprio assunto.
 
Del resto è nostra consolidata opinione che anche la scadenza dei 4 anni, prevista per la deduzione delle minusvalenze originatesi sulle operazioni in titoli azionari e derivati, non abbia caratteristiche certe di legittimità, non potendosi effettuare la compensazione se non con redditi della stessa natura e nel suddetto limite dei 4 anni, circostanza questa che non esprime alcuna ratio se non quella di determinare un vantaggio temporale ed economico per il Fisco a tutto danno degli investitori e dei risparmiatori.

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